lunedì 24 gennaio 2011

Ascesa e declino di un nano libertino


C'era una volta un nano ambizioso, nato con la passione del mattone

Il nano tanto si diede da fare che, a poco a poco, ramazzando soldi a destra e a sinistra, riuscì a conquistare il potere ed essere a capo del governo della sua nazione di eroi, naviganti e condottieri.

Il mattoncino, che gli aveva dato tanti soldi e con cui aveva edificato la sua fortuna, il nano non lo dimenticò mai e, quando dormiva, se lo teneva sotto il cuscino, perchè gli dava ispirazione e tanti sogni auriferi.

Il nano era avido e la sua brama di denaro e potere era immensa: pur di assencondare le sue brame ed essere il primo del suo reame, non si sarebbe fermato davanti a niente.

Il nano era un ottimo prosseneta.Quando fiutava l'affare era pronto a puntare dritto alla sua preda: così facendo, mescolava assieme le sue faccende private con quelle dell'intera nazione, trattando quest'ultima come un impresa redditizia, di cui era a capo e che doveva far fruttare al meglio.

La sua avidità lo tradì, ad un certo punto: i suoi compagni di imprese lo abbandonarono e decadde dal suo governo.

Nell'ombra riprese a tramare per ritornare nell'agone più forte di prima, ma intanto si sentiva come un leone in gabbia e così diede pieno corso alla sua smodata lussuria che, assieme alla passione per il potere e i soldi, era il suo pallino.

Alcuni dicevano che fosse un nano molto dotato... sotto quel profilo, altri invece mormoravano (ma erano dicerie di palazzo) che, a differenza di ciò che si dice dei nani, avesse soltanto un grazioso, ma inefficace, pistolino.

Festini promiscui, scopatine a destra e a manca, orge e partouze: il nanetto voleva essere sempre in tiro e non esitava a far ricorso a molteplici chemical little helper per aver la mazza sempre dura come il ferro o di pietra, a somiglianza di quel mattoncino su cui aveva edificato la sua fortuna.

Era incorreggibile, il nanetto: non c'era giorno che egli non dovesse "puciare" il biscotto da qualche parte.

E in questo non sentiva ragioni: era divenuto peggio di un sesso-dipendente sessuomane e fescenninico.

Intanto, non tralasciava le sue trame.

Fai oggi e fai domani, il nano riuscì a tornare di nuovo alla guida della sua impresa... pardon, della nazione.

L'intermezzo festaiolo aveva lasciato il segno: di quelle scopate senza cerniera, ora che la bella fatina (per tanti anni, sua devota e paziente moglie, nonché madre dei suoi figli) lo aveva lasciato indispetttita per tanta libidine mal orientata, non ne poteva più fare a meno.

La confusione aumentò a dismisura: escort e misses varie dal discutibile passato e dal cervello di gallina divennero sue preziose collaboratirci al governo, veline reclutate per le sue trasmissioni preferite (quelle che lui stesso gestiva), invitate a partecipare ai festini di palazzo, accettavano di buon grado sperando di far presto carriera e di ricevere preziose e munifiche elargizioni: insomma, il nano celebrava la sua dissolutezza al pari di grandi e libidinosi governanti del passato di cui il nano riteneva d'essere grande e-mulo, come Caligola o anche qualcuno degli alti prelati più chiacchierati di epoca rinascimentale, ma anche del Dux in persona di cui si dice che, ogni giorno, ricevesse nel suo palazzo una fervente ammiratrice che, con ardore latino, faceva sua nel giro di pochi minuti, praticando l'ideologia della sveltina piuttosto che quella lenta, tantrica e filosofale.

Il nanetto si comportava da vero libertino, da mandrillo libidinoso, da stallone fervente e ripetitivo, rivendicando il diritto di poter vivere la propria vita privata (sesso senza frontiere) senza ritegno alcuno.

Si vantava di essere sempre pronto, ma più il tempo passava più aumentava la necessità degli aiutini chimici ed anche della necessità delle scopate promiscue per trarne la conferma della sua virilità: sveltine a ripetizione con donnine compiacenti, pronte a celebrare la sua presunta vigoria (ma altrettanto rapide a criticarlo nel pettegolezzo spicciolo in camera caritatis con amiche e conoscenti). Dentro una e via l'altra, con una coda di fanciulle piacenti e disponibili sempre in attesa dietro la porta della sua alcova reale (e il mattoncino se ne stava sempre al sicuro sotto il guanciale).

La mente del nanetto era infiammata dalle mille fantasie di sesso orgiastico che, senza posa, gli frullavano per la testa.

Era divenuto ancor di più un sessuomane, un sesso dipendente (e lo stesso Michael Douglas impallidiva al suo cospetto): e nessuno avrebbe mai potuto eguagliare tali gesta amatorie ormai divenute proverbiali e da Guinness dei primati.

Tutto ciò era imbarazzante: gli stessi suoi collaboratori gli consigliarono di rivolgersi ad un gruppo di Sex Anonymous, per arginare la sua verve scopatoria. Ma lui niente: ripeteva piccato "Della mia vita privata faccio quello che voglio..."

Ma le dicerie volavano e facevano il giro del mondo.

Perfino pornoattori di grido nazionale e d'oltre Oceano si tiravano rispettosamente indietro al suo cospetto e gli riconoscevano con umiltà la palma della vittoria.

In verità, lui era un pusillanime: non avrebbe mai avuto il coraggio di presentarsi nudo e crudo in un consesso di amanti del sesso promiscuo, da nano libero.

Lui no! Voleva avere la certezza del suo potere: tutto doveva essere controllato e messo preventivamente in sicurezza.

Le guardie dovevano tenere d'occhio tutti quelli che entravano e uscivano dal Palazzo e dalla sua alcova. Ed anche nel corso dei festini i bodyguard erano tenuti ad essere presenti, anche se travestiti da eunuchi (in modo da escludere preventivamente ogni forma di competizione), possibilmente nani.

In ogni caso, le donnine (nanette o gigantesse che fossero) era sempre meglio comprarle che sedurle in un gioco che, al nano, avrebbe rubato troppo tempo prezioso e per il nano alacre - recitano i testi - il tempo è denaro.

Alla fine, fu proprio la libidine, a decretarne la fine e a farlo ruzzolare per sempre dal trono di mattoncini che s'era costruito.

Il popolino si stancò presto di dovere essere spettatore delle sue sexuales gesta e assoldò un potente mago per inviargli il più potente maleficio.

Costui richiese qualche elemento su cui poter costruire il suo più efficace maleficio voodoo e venne rapidamente accontentato: gli portarono un ciuffetto di canuti peli pubici, appartenenti al nano e scippati dall'ultima sua fiamma presa dagli spasmi del delirio d'amore (ovviamente recitato: ma i capi devono essere compiaciuti).

Il mago costrui una statuina di gesso, racchiudendovi nel punto cruciale su di un membro svettante e sproporzionato rispetto alle dimensioni dell'effigie, proprio quel ciuffo di peli e lanciò il suo anatema.

Fu così che il nanetto malefico e libidinoso venne per sempre trasformato nella minuscola statuina di un Priapo dal fallo gigantesco, il volto eternamente fissato in un sorriso ghignante.

La statuina venne collocata nel museo delle italiche glorie, ma venne presto dimenticata.

Dopo un po', per ordini superiori, gli inservienti del museo, la trasferirono negli scantinati del palazzo e al suo posto collocarono una statua di Rocco Siffredi, promosso al rango di unico ed inarrivabile priapo del XXI secolo.

A ricordo del nano che ride rimasero solo alcune ballate popolari.

E poi, niente più, per sempre.

Le vignette sono di Luigi Alfieri che ringrazio per avermi consetito di utilizzarle.

1 commento:

  1. Roberto BUscetta24 gennaio 2011 09:40

    Condivido i contenuti e l'ironia... Tranne la ripetuta "nanità", che è l'unica cosa di cui il sultano non ha colpe... Anzi, la sua colpa potrebbe essere quella di cercare di nascondere la sua bassezza (stavolta parlo solo di quella fisica) mediante improbabili tacchi dentro e fuori le scarpe... Essere bassi è una condizione incolpevole, e lo dice uno di 1,67, quindi c'è da crederci...
    Piuttosto, riflettevo sul fatto che l'irriducibile difesa a spada tratta da parte dei suoi sostenitori potrebbe forse essere indebolita dalla rassicurazione che possa rimanere una forza di centro-destra a guidare il Paese, senza l'imbarazzante figura dell'attuale premier... Questa idea (che non trova certo me tra i plaudenti) potrebbe da un lato tranquillizzare i sinceri cittadini impauriti da una "temibile" deriva a sinistra del Paese, dall'altro sbugiarderebbe quelli che urlano -in buona e/o cattiva fede- che le continue accuse da parte della Magistratura nascondano "solo la volontà di ribaltare il risultato elettorale per consegnare il Paese alle sinistre, che invece hanno perso le elezioni".
    No?

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